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Da un recente studio fatto dal ministero della salute si rileva che la maggiore causa di perdita di denti fino ai 30 anni è la carie mentre poi la patologia con maggior incidenza è la malattia parodontale (quella che un tempo veniva chiamata piorrea). In Italia la malattia parodontale colpisce circa il 60% della popolazione, con il 10% che si manifesta in forme avanzate.

La nostra redazione, ritenendo importante per i nostri lettori approfondire l’argomento, si è rivolta alle figure professionali “esperte” del settore: il dr. Ferrato Valter specializzato in parodontologia e socio della SIdP (Società Italiana di Parodontologia) e la dr.ssa Frappampina Emilia igienista dentale socia AIDI (Associazione Igienisti Dentali Italiani). Nel nostro approfondimento apprendiamo inanzitutto che la figura del medico odontoiatra viene affiancata nel trattamento della malattia parodontale da una figura professionale tanto nuova quanto inportante che è l’Igienista dentale, la dr.ssa Frappampina è laureata in igiene dentale e affianca il dr Ferrato nel trattamento della malattia parodontale. La malattia parodontale comprende le gengiviti e le parodontiti, entrambi le malattie hanno cause multifattoriali, essenzialmente batterica, con l’interazione di tre cofattori: suscettibilità dell’ospite, fattori ambientali e fattori comportamentali. La placca batterica, pur essendo condizione necessaria, risente del ruolo indispensabile dell’interazione dell’ospite. Numerosi fattori locali e sistemici (es. diabete) influenzano il decorso clinico. La malattia parodontale sommariamente la possiamo dividere in due forme cliniche: le gengiviti e le parodontiti. Le gengiviti interessano la gengiva attorno al dente, sono caratterizzate da arrossamento, gonfiore della gengiva e sanguinamento sotto stimolo meccanico (masticazione e spazzolamento) è una situazione comuque reversibile se opportunatamente trattato. Le parodontiti hanno in comune la distruzione del sistema di sostegno del dente (parodonto) sono quadri clinici che devono essere intercettati da un esame medico e radiografico, in quanto riguardano anche la componente ossea, con la formazione di tasche e recessione della gengiva. Talvolta i denti risultano mobili. L’obbiettivo del medico è quello di arrestare la progressione della malattia parodontale ed evitare l’insorgenza di eventuali recidive tenendo presente le cause che le hanno determinate. Come si pianifica un trattamento nell’ambito parodontale? Per quello che è la mia esperienza, ci riferisce il dr Ferrato, i pazienti vengono visitati, e se si riscontrano problemi di derivazione parodontale, viene fatto un sondaggio (viene effettuato dal medico mediante la sonda parodontale, serve per valutare l’eventuale presenza di riassorbimenti ossei che vengono chiamati “tasche”) riportando in cartella i siti “malati”, si esegue uno status radiografico (indagine radiografica che permette al team medico igienista di effettuare diagnosi e stabilire la terapia adeguata) per valutare la comprimissione ossea, in abbinamento a una panoramica delle arcate dentarie. Fatta la diagnosi il paziente viene affidato alla terapia dell’igienista dentale. In rapporto alla gravità della malattia parodontale il trattamento verrà pianificato con la rimozione della placca e tartaro dalla superficie dentale e sottogengivale e già questo può contrastare la forma iniziale di parodontopatia. Una presenza di tasche parodontali, anche se poco profonde, richiede una pocedura di pulizia più approfondita, includente trattamenti di pulizia sottogengivale o scaling e levigatura radicolare o root planing. Nei casi di malattia parodontale grave sarà poi compito del medico intervenire a livello chirurgico sempre per mantenere gli elementi dentari ed eventualmente rigenerare la componente ossea che negli anni si è persa. Purtroppo molte volte si confonde il trattamento parodontale con quello che comunemente viene chiamata “pulizia dei denti”, niente di più sbagliato! Il trattamento parodontale ha una valenza clinica totalmente differente , oltre che ad effettuarlo possono essere solo due figure professionali nell’ambito dello studio e cioè il medico odontoiatra e l’igienista dentale. Chiediamo al dr Ferrato il perché di questa sottolineatura e questa è la risposta: “L’abusivismo è una piaga che riguarda tutto il panorama odontoiatrico, per cui come abbiamo falsi dentisti, molte volte la parte di igiene dentale viene fatta eseguire da personale non qualificato, ci troviamo per cui di fronte ad igieniste abusive, ed è per cui per questo motivo che è consigliato sempre richiedere la certificazione di laurea nel momento in cui effettuiamo l’igiene dentale, metteremo in buone mani il nostro sorriso e gratificheremo l’igienista VERA che ci sta trattando!” Terapie effettuate da persone non qualificate, non solo sono inutili, ma spesso sono addirittura dannose. Il mantenimento dei propri denti in salute parodontale consente di risparmiare in termini di terapie protesiche e implantologiche confermato a livello scientifico dalla SIdP. Detto questo abbiamo chiesto alla dr.ssa Frappampina quale può essere la frequenza annuale per l’igiene orale: ”possiamo affermare che molto dipende dalla gravità della malattia parodontale e dalla collaborazione domiciliare del paziente, in casi di parodontiti gravi il richiamo deve essere effettuato ogni quattro mesi per evitare che i batteri presenti in placca e tartaro danneggino ulteriormente le strutture parodontali. Al termine della seduta di igiene iniziale, mi preoccupo di spiegare, in accordo con l’odontoiatra, la frequenza dei richiami in studio e in libero accordo con il paziente si fissano i successivi appuntamenti”. Il mantenimento di uno status parodontale di salute permette di effettuare correttamente tutte le eventuali cure odontoiatriche in un ambiente sano, il che ovviamente va a favore della qualità della prestazione e relativa durata nel tempo.

 

Quali sono le cause della malattia parodontale:

 

PLACCA: è la principale causa della malattia parodontale. Senza la presenza di microrganismi la malattia parodontale non esisterebbe. Sono i germi la causa dei problemi gengivali.

Altri fattori di rischio che predispongono l'attacco batterico, o che comunque alterano il sistema immunitario rendedolo più debole nei confronti dei batteri, sono:

 

FUMO: è uno dei fattori di rischio più importanti

 

PREDISPOSIZIONE EREDITARIA: una persona su 3 è geneticamente predisposta alla malattia parodontale

 

GRAVIDANZA: e altre cambiamenti ormonali nella donna, possono rendere le gengive più deboli

 

STRESS: può rendere più debole la risposta immunitaria nel combattere le infezioni

 

FARMACI: contraccettivi, antidepressivi e altri farmaci possono influire negativamente sulla salute orale

 

BRUXISMO: la tendenza a digrignare i denti di notte o in periodi di stress, può causare l’indebolimento delle strutture di sostegno dei denti

 

DIABETE E ALTRE MALATTIE: possono favorire lo sviluppo della malattia parodontale

 

VERO o FALSO

C’e associazione tra alito cattivo e malattia parodontale: VERO
I bambini possono avere problemi parodontali: VERO
Esiste qualche relazione tra malattia parodontale e cardiopatie: VERO
Esiste relazione tra diabete e malattia parodontale: VERO
Alcuni farmaci possono avere conseguenze sulla salute delle gengive: VERO
Il fumo ha effetto nocivo sulla salute delle gengive: VERO
In gravidanza è importante mantenere in salute le gengive: VERO
L’antibiotico può essere usato in alternativa al trattamento parodontale: FALSO


Articolo pubblicato sul numero 5 di Essere Benessere

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